Consultazione e psicoterapia

L’intervento si rivolge a soggetti in età evolutiva i cui sintomi, legati ad un malessere profondo che si esprime in forme di attacco al Sé,  possono indicare sia una crisi e un blocco evolutivo, sia l’esordio di fenomeni psicopatologici.

Un intervento tempestivo, effettuato agli esordi del disturbo,  è essenziale per  evitare forme di cronicizzazione sia del sintomo che delle complicazioni relazionali interne alla famiglia, relazioni che spesso si sclerotizzano in forme rigide e oppositive. L’intervento mira a riprendere il percorso interrotto e prevede momenti differenziati con più terapeuti che si rivolgono chi al figlio e chi ai genitori.

Il primo approccio è di tipo diagnostico ed è costituito da una fase di consultazione che comprende, oltre ai colloqui conoscitivi con l’adolescente, che possono prevedere la somministrazione di test, anche una serie di incontri con i genitori per un’analisi della cultura affettiva familiare. La fase di consultazione ha lo scopo di individuare il significato della crisi in corso e di organizzare gli obiettivi per una proposta terapeutica.

 

Foto di James Chan da Pixabay
Foto di James Chan da Pixabay

La fase terapeutica prevede interventi diversi secondo i bisogni individuali e famigliari: psicoterapia individuale, attività di gruppo, supporto psicologico e sostegno ai  genitori per migliorare il proprio ruolo affettivo. La psicoterapia ad orientamento psicoanalitico ha come finalità il sostegno per la costruzione del Sé adolescenziale, con interventi mirati alle aree del Sé più in crisi, bloccate nello sviluppo o regredite.

Gli adolescenti odierni hanno un Sé tanto più fragile quanto più grandioso. La svalutazione generata dal disagio di non riuscire a considerarsi competitivi, belli, di successo come sono ritenuti altri coetanei viene spostata sul corpo, ritenuto il principale imputato dei propri supposti deficit e dei fallimenti personali. Il corpo, rappresentato come brutto per i suoi intollerabili e irreparabili difetti, si svuota di qualsiasi valore e viene fatto oggetto di attacco e di persecuzione fino a pensare di eliminarlo.

La psicoterapia individuale in particolare svolge una funzione di sostegno alla costruzione del Sé adolescenziale: permette di definire meglio il Sé del soggetto, diviso e imbrigliato tra il sentirsi grandioso e l’essere drammaticamente fragile. Fare psicoterapia con gli adolescenti significa aiutarli in una serie di attività: elaborare simboli, ricercare significati dei propri vissuti, produrre delle rappresentazioni affettive, passare da un pensiero auto-centrato e troppo concreto o eccessivamente intellettualizzato ad un pensiero che si riconosce e integra tutte le parti del Sé di questa fase della crescita.

A questo si aggiunge il lavoro con i genitori, inizialmente più intensivo e poi più saltuario, per aiutarli a collocare il senso della “malattia” del figlio o della figlia nella mente più che nel corpo. I colloqui con loro sono finalizzati non a dar suggerimenti psicopedagogici, ma a ricercare senso e significato degli eventi, comprendendo la loro parte nel processo che ha generato le attuali condizioni così come l’importanza del loro intervento nei processi di uscita dallo stato di malessere. Ciò significa anche aiutarli nel cogliere le loro interferenze e sostenerli nel controllare e allentare la loro angoscia nei confronti del figlio. Ridurre le aspettative magiche e idealizzanti che spesso i genitori ripongono sui terapeuti è un intervento da non tralasciare e  fa parte di questo lavoro.

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